Video Maker

 

ANTONIO FALBO

I lavori di Antonio Falbo nascono dall’integrazione tra la scrittura, che pratica da diversi anni, e l’immagine. Consapevole della lezione dei grandi maestri del cinema, progetta l’impianto dei suoi video come frammenti cinematografici, utilizzando in maniera attenta la regia e la fotografia. Struttura brevi video che raccontano una storia a cui assegna una forma simile a quella di una sequenza che sembra quasi estrapolata da un più ampio racconto.
Quello che dà corpo all’immaginario attivato alla lettura di un libro è il non raccontato e il non descritto esplicitamente. Alcune parole o alcuni dialoghi diventano la molla che attiva la ricostruzione di quello che non è palesemente tratteggiato con le parole. Proprio questo è il fine che l’artista vuole raggiungere: quello di offrire allo spettatore suggestioni visive che lo portino a immaginare il “non detto” e il “non visto” di una storia.
(vedi frame 1)

GABRIELE OTTINO

Attraverso la ricognizione e la scomposizione di materiale cinematografico, Gabriele Ottino seleziona piccoli frammenti, quasi insignificanti nell’economia di un racconto filmico, che riproduce all’infinito innescando un effetto domino per cui ogni frammento spinge se stesso per tutta la durata di quelli che lui chiama Microfilm.
La struttura inizio-corpo-fine, propria della creazione di un video viene sovvertita dall’artista utilizzando l’eccipiente-frammento per ricreare una nuova igienica dell’immagine in cui il suono e il frammento visivo ripetuti in maniera ossessiva, ma mai ciclica, conducono ad una nuova posologia della struttura visiva. Quasi come in un esperimento di fisica, dove la velocità rimane costante nel tempo e porta ad una linearità di movimento, così Gabriele Ottino induce lo spettatore a fruire dei suoi video in un qualunque punto del tempo e dello spazio dell’immagine, assicurandogli una identità percettiva distorta in maniera così lieve da sembrare quasi immutata.
(vedi frame 2)

FANI ZGURO

Nei lavori di Fani Zguro gli elementi fondamentali di indagine sono il rapporto tra l'artista e la paura interiore e un conseguente impatto indiretto con la morte in tutte le sue forme, fisiche o morali. Nelle sue pitture, fotografie e video, l’artista declina questa paura nelle sue diverse forme arrivando a proporre, paradossalmente, situazioni bizzarre. Per raggiungere questo fine fondamentali risultano essere le pause lunghe e i momenti di stasi nelle immagini.
(vedi frame 3)

DONATO CANOSA

Tema costante nei lavori video di Donato Canosa è la rivisitazione della memoria. La memoria evocata è quella legata all’infanzia, una memoria costituita da immagini leggere e quasi oniriche. Attraverso spostamenti di visuale e di dissonanze visive, quasi impercettibili, l’artista mette in scena degli scarti visivi che possono indurre lo spettatore a effettuare dei mutamenti di percezione in cui non è più l’immagine che conduce alla fruizione dell’opera, ma è la memoria stessa di chi guarda ad attivare la decodifica del messaggio.
In alcuni dei suoi lavori la formalizzazione visiva viene data dall’utilizzo di un’animazione volutamente semplificata attraverso la quale lo spettatore viene immerso nella dimensione propria dei sogni. Le immagini sono evanescenti ed eteree, lo scorrere della storia non è fluido, ma frammentato in una concatenazione di immagini legate l’una all’altra dalle parole, scritte o recitate.
Ai bambini, protagonisti quasi assoluti dei suoi video, Donato Canosa non attribuisce la giocosità e la spensieratezza proprie dell’infanzia, ma li traveste della gravità e della maturità degli adulti. Da questa combinazione viene fuori un mondo adulto, quasi doloroso e pessimista abitato da “piccoli uomini” trasfigurati in una parodia di “grandi uomini”.